Andrea Spagni – “Moncalvo nelle guerre del Novecento”

Sabato 24 novembre 2018 nel salone di lettura della Biblioteca civica “Franco Montanari” di Moncalvo è stato presentato il volume di Andrea Spagni “Moncalvo nelle guerre del Novecento. Documenti dall’Archivio Storico comunale”.
Dopo il saluto da parte del Sindaco Aldo Fara, l’Autore e l’opera sono stati introdotti da Maria Rita Mottola. Successivamente Alessandro Allemano ha illustrato brevemente le caratteristiche della prima guerra mondiale e le sue conseguenze in termini di morti, feriti e dispersi. Allemano ha quindi dialogato con l’Autore, il quale ha delineato i vari aspetti dell’opera, nata dall’appassionata e minuziosa consultazione dell’Archivio comunale.
Alla presentazione era presente una delegazione dell’Unione Nazionale Sottufficiali Italiani – Sezione Liguria, con bandiera sociale.

Da sinistra:Andrea Spagni, Maria Rita Mottola, Alessandro Allemano

L’Autore

Andrea Spagni è nato ad Alessandria. Dopo la laurea in Scienze Politiche all’Università degli Studi del Piemonte Orientale, ha conseguito i diplomi di specializzazione in Biblioteconomia, presso la Provincia di Alessandria, e in Archivistica, Paleografia e Diplomatica. presso l’Archivio di Stato di Genova.
Ha svolto per anni numerose collaborazioni con istituti culturali piemontesi in qualità di archivista, bibliotecario, ricercatore e formatore.
Dal 2018 è funzionario archivista dell’Archivio di Stato di Alessandria. Collabora con la “Rivista di Storia, Arte e Archeologia per le Province di Alessandria e Asti”.

Ecco quanto l’Autore ha risposto alle domande che gli ha posto Alessandro Allemano.

Come mai Lei, che non è certo moncalvese, è entrato in contatto con Moncalvo e la sua realtà?
Sono entrato in contatto con la realtà di Moncalvo nel 2012, quando dal Comune ebbi l’incarico di occuparmi della catalogazione informatizzata in SBN dei libri della Biblioteca civica. Da quel momento è iniziata una lunga collaborazione durante la quale ho avuto il piacere di scoprire ed apprezzare le grandi risorse storiche e culturali di Moncalvo, il suo territorio, i suoi personaggi, le sue tradizioni, nonché di rinsaldare le mie radici monferrine (sono infatti originario di San Salvatore Monferrato), di cui vado molto fiero. Questo libro rappresenta quindi il coronamento di una proficua e stimolante esperienza professionale, ed intende proporsi come tributo a Moncalvo, paese cui sono molto affezionato, e a tutti quei moncalvesi, in particolare i caduti, che hanno vissuto gli anni drammatici delle guerre del secolo scorso.

Come ha avuto l’idea di scrivere questo libro?
Tutto ha avuto inizio nel 2015 quando, all’approssimarsi del centenario della Prima guerra mondiale, il Direttore della Biblioteca e dell’Archivio storico, Antonio Barbato, mi propose di svolgere una ricerca d’archivio sui caduti moncalvesi. In seguito ho deciso di estendere la ricerca anche alle altre guerre del Novecento e di pubblicare il tutto in questo libro.

Come ha proceduto nel suo lavoro?
Come ho voluto mettere in evidenza nel sottotitolo, la materia prima del libro sono i documenti dell’Archivio Storico comunale. Il documento d’archivio, infatti, essendo il risultato della naturale attività di un soggetto produttore, è in grado di fotografare la realtà quotidiana di un territorio e testimoniare il modo di essere e lo stato d’animo delle persone del tempo. Dagli archivi emerge infatti la microstoria, un complesso di nomi, fatti e persone che, pur sconosciuto ai più, si rivela indispensabile per conoscere come un fenomeno di carattere nazionale o internazionale (per esempio la Grande guerra) sia stato vissuto nello specifico dai singoli paesi. A tal fine, il testo del libro è corredato da un ricco apparato iconografico, costituito da riproduzioni dei documenti archivistici (atti, cartoline, disegni, manifesti, lettere, foto) che mi sono apparsi più significativi. Ad integrazione delle carte d’archivio, soprattutto per quanto riguarda le date di nascita e di morte dei militari, talvolta discordanti, ho consultato altre fonti come le banche dati del Ministero della Difesa, mentre per l’inquadramento storico locale mi sono basato su alcuni testi specializzati. La stragrande maggioranza delle fonti utilizzate proviene comunque dall’Archivio Storico comunale e si tratta per lo più di carte inedite.

Parlando di prima guerra mondiale, come è stata vissuta dai soldati locali e dai moncalvesi in generale?
La Prima guerra mondiale, per quanto riguarda il numero delle vittime, fu per Moncalvo il conflitto più sanguinoso e i caduti furono 93: 74 soldati morti sul campo, 6 dispersi e 13 deceduti in seguito per malattia contratta in servizio. Ma la guerra fu durissima anche per la popolazione civile, costretta a sostenere i pesanti sacrifici economici imposti sia durante le operazioni belliche, sia alla conclusione, quando si dovette contribuire alla ricostruzione del Paese. Particolarmente difficili erano le condizioni delle vedove e degli orfani di guerra, nonché dei reduci e dei mutilati.

Ci parli dei protagonisti di questo conflitto
I caduti moncalvesi più noti e studiati sono senza dubbio il generale Carlo Montanari e il colonnello Ernesto Umberto Testa Fochi. Montanari, medaglia d’oro, caduto a Plava nel 1915 colpito da un cecchino austriaco, oltre ad essere un valoroso ed esperto militare, fu molto stimato dai suoi commilitoni e sottoposti per il suo animo nobile e generoso. Fu anche un uomo di cultura: poliglotta ed appassionato di libri e di viaggi, proprio come sarebbe diventato il suo figlio primogenito Franco, ambasciatore che partecipò alla firma dell’armistizio dell’8 settembre nella Seconda guerra mondiale. Un cenno è d’obbligo per la vedova di Carlo Montanari, l’americana Helen Day, che nel 1921, in occasione della traslazione della salma del marito dal cimitero di Udine a quello di Moncalvo, elargì al Comune una somma di denaro da destinare ai bisognosi. La famiglia Montanari annovera anche i fratelli Carlo e Mario Minotti, nipoti del generale, entrambi caduti in guerra: Carlo, capitano dei Bersaglieri, morì in combattimento sul Monte Santo nel 1917; Mario, tenente del Genio, fu colpito nel 1916 da una bomba sganciata da un velivolo nemico. I due fratelli sono sepolti ad Aquileia, e ricordati nel cimitero di Moncalvo da due cippi commemorativi presso la tomba di famiglia.
Testa Fochi, colonnello degli Alpini discendente da una nobile famiglia moncalvese, ottenne diverse medaglie al valore, ma, pur avendo spesso sfidato la morte in ardite imprese, morì a Lora di Pasubio del 1917 travolto da una frana. Significativamente, uno degli Alpini ebbe a commentare: «Quell’uomo lì non lo ammazzavano né le pallottole, né le bombe, né le cannonate. Ci voleva una montagna intera per ammazzarlo».
Per quanto riguarda i meno noti, merita sicuramente di essere conosciuto il capitano medico Gustavo Toso che, prima di partire per il fronte nell’agosto 1915, decise di fare testamento lasciando il suo ingente patrimonio alle famiglie dei soldati feriti o morti in guerra che si fossero trovate in tristi condizioni di fortuna. Toso, infatti, morì di malaria in Albania nel novembre 1918 e l’anno successivo, nel rispetto delle sue ultime volontà, venne istituita l’opera pia “Legato Toso”, che per molti anni svolse una vasta attività assistenziale soprattutto in favore di orfani e vedove di guerra. Altro importante personaggio è il tenente di Fanteria Adolfo Goria, che durante la ritirata di Caporetto (1917) rischiò la vita per condurre in salvo la bandiera del reggimento di cui era consegnatario. Prima di cadere prigioniero dei nemici, spezzò l’asta della bandiera e nascose il drappo all’interno della fodera del suo pastrano, utilizzando a guisa di bottoni le due medaglie di cui era premiata la bandiera. Con questo stratagemma, prigioniero a Rastatt, riuscì a sottrarre il vessillo alle perquisizioni del nemico e a passarlo ad un cappellano militare suo commilitone che lo riportò in Italia. Purtroppo Goria non poté godere i frutti del suo eroismo: disgraziatamente, nell’aprile 1919 rimase ucciso dallo scoppio di un proiettile durante il rastrellamento del campo di aviazione di Gaiarine dove prestava servizio. Possiamo inoltre ricordare un giovane contadino della frazione Patro, il caporalmaggiore Carlo Micco, medaglia d’argento, morto in un incidente avvenuto al laboratorio esplosivi di Alessandria mentre cercava di impedire lo scoppio dell’esplosivo contenuto in un’autoclave chiusa; il caporalmaggiore Domenico Volta, primo caduto moncalvese, disperso sul Medio Isonzo il 16 giugno 1915, e Giuseppe Ossola, medaglia d’argento e di bronzo, morto per ferite all’addome sul Monte Tomba il giorno di Natale 1917.
Parteciparono alla Grande guerra anche due indiscussi protagonisti della storia moncalvese del secolo scorso: monsignor Giuseppe Bolla, cappellano militare pluridecorato, e Vincenzo Buronzo, illustre politico (fu podestà di Moncalvo e di Asti e infine deputato e senatore del Regno), letterato, animatore dell’artigianato e della cultura locale, rimasto ferito nel 1916 durante l’attacco austriaco all’osservatorio di Villa Vasi presso Gorizia e premiato con medaglia d’argento.

Al termine del conflitto, come Moncalvo ha inteso onorare i suoi caduti?
Subito dopo la fine della guerra, Moncalvo fu uno dei primi comuni italiani a ricordare i propri caduti facendo apporre nell’atrio del Municipio due lapidi di marmo con l’elenco dei loro nomi e il Bollettino della Vittoria del generale Diaz. Tuttavia, nel breve periodo non fu possibile realizzare un vero e proprio monumento dedicato ai caduti, se si eccettua, nel 1924, la creazione del Parco della Rimembranza sulla collina del Cimitero. Intanto, a partire dal settembre 1921 furono celebrati funerali solenni in occasione della traslazione a Moncalvo delle salme di alcuni caduti, tra cui quella del generale Montanari, e nello stesso periodo vennero eretti monumenti commemorativi nelle frazioni Castellino e Patro. Nel 1932, invece, grazie all’iniziativa di monsignor Bolla, venne completato il restauro della facciata della chiesa di San Francesco, sulla quale fu posta un’iscrizione in latino a perenne ricordo dei concittadini morti nella Grande guerra. Finalmente, nel 1956, l’Associazione Combattenti e Reduci istituì un comitato per la raccolta dei fondi necessari per l’erezione di un monumento dedicato ai caduti di tutte le guerre fino ad allora combattutesi. L’iniziativa suscitò grande entusiasmo e al comitato, presieduto da Buronzo, aderirono molti notabili moncalvesi come l’avvocato Paolo Lusona, il medico condotto Silvio Deregibus, il parroco Don Finazzi, il maestro Abele Truffa, il fotografo Alberto Verdelli, gli imprenditori Icaro Ferrero e Gino Piacenza. La solenne inaugurazione del monumento ebbe luogo il 23 ottobre 1960.

Il libro tratta anche di altre guerre. La prima, ormai quasi dimenticata, è quella contro l’Impero Turco, in Libia. Quale è stata l’importanza di questo conflitto e come vi si sono comportati i soldati di Moncalvo?
La guerra di Libia (1911-1912) fu una guerra coloniale decisa dal governo Giolitti, spinto dai nazionalisti e dagli industriali, per cercare di inserire l’Italia nel gioco delle grandi potenze europee. La propaganda la presentò come una sorta di prosecuzione del Risorgimento, anche perché si combatteva proprio in occasione dei cinquant’anni dell’Unità d’Italia. La guerra si concluse un anno dopo con la conquista italiana della Tripolitania e della Cirenaica; tuttavia, i conflitti continuarono per circa altri vent’anni, a causa della tenace resistenza opposta dalle popolazioni locali contro gli italiani occupanti. Moncalvo non ebbe caduti, ma si ricordano comunque i nomi di alcuni soldati che si distinsero valorosamente: i fratelli Cesare, Massimo Eugenio e Ernesto Umberto Testa Fochi, tutti decorati; il capitano medaglia d’argento Abramo Luzzati e il tenente Squadriglie Autoblindo Mitragliatrici Domenico Torchio, premiato con medaglia di bronzo in un’azione del 1929.
Bisogna inoltre sapere che, appena un mese prima della guerra di Libia, il Monferrato era stato scelto come terreno di scontro per le “grandi manovre”, svolte periodicamente da unità dell’esercito italiano per valutare la propria preparazione tecnico-strategica. Particolare importanza era rivestita dalle colline di Moncalvo, Ottiglio e Grazzano, definite dal generale Cadorna “perno di manovra di questa regione”. A Moncalvo vennero posti accampamenti di fanteria e nell’ospedale cittadino ricoverati alcuni militari rimasti feriti nel corso delle esercitazioni. Uno dei comandanti delle grandi manovre era il generale Carlo Caneva, futuro capo della spedizione in Libia.

Poi c’è stata una seconda impresa coloniale, a metà degli anni 30. Ce ne può parlare?
Si tratta della guerra d’Etiopia, combattuta tra il 2 ottobre 1935 e il 5 maggio 1936. Moncalvo ebbe solo due caduti (la medaglia d’argento Carlo Armini e Giovanni Gioanola), ma fu una guerra molto costosa: a causa dell’isolamento in cui era stata posta l’Italia per aver attaccato uno stato membro della Società delle Nazioni e la conseguente applicazione delle sanzioni economiche, Mussolini ricorse ad una colossale campagna propagandistica, esortando gli italiani – e quindi i moncalvesi – a finanziare la guerra donando oro alla patria. Questo aggravava le condizioni economiche delle famiglie, già in difficoltà per la partenza degli uomini per il fronte. Ma per Moncalvo la guerra fu gravosa anche dopo la conquista dell’Etiopia, quando si trattò di raccogliere fondi per finanziare le solenni onorificenze tributate al conterraneo Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio. Oltre infatti ad essere originario della vicina Grazzano, Badoglio era zio di un soldato moncalvese caduto nella Grande guerra – il tenente degli Alpini e medaglia d’argento Mario Testa, figlio della sua sorellastra Giacomina – ed aveva una lontana parentela con la famiglia Montanari. A Badoglio venne donata la Villa della Vittoria a San Marzanotto.

Infine, il conflitto più tragico, vissuto in prima persona anche dalla popolazione moncalvese. Una consistente parte del suo libro tratta degli anni 1940-45. Quali sono gli avvenimenti più significativi e i personaggi che le sono risultati particolarmente interessanti?
La seconda guerra mondiale coinvolse sin dall’inizio in modo massiccio anche la popolazione civile, vittima di bombardamenti aerei indiscriminati, colpita da gravi carestie e fatta sfollare in conseguenza dei provvedimenti di protezione antiaerea. Dopo l’8 settembre 1943, con l’occupazione tedesca si verificarono saccheggi, rastrellamenti, deportazioni nei campi di concentramento e scontri tra civili. Moncalvo si trovava all’interno di un territorio che fu teatro degli episodi più crudi della Resistenza in Monferrato (la cattura delle bande Lenti e Tom; l’eccidio di Villadeati) e la lotta contro il nazifascismo fu quindi molto intensa, con la formazione di bande partigiane e l’insediamento nella frazione Santa Maria della missione anglo-americana Youngstown, di cui fece parte anche un giovane Beppe Fenoglio. A Moncalvo, va ricordato un combattimento avvenuto il 29 marzo 1945, tristemente noto come “Battaglia del Giovedì Santo” o “Battaglia di Moncalvo”, in cui si verificò un terribile scontro tra partigiani e nazifascisti con numerosi morti da ambo le parti.
Tra i personaggi più significativi del periodo occorre citare ancora una volta monsignor Giuseppe Bolla, che fu in prima linea nell’organizzare la Resistenza moncalvese e che, grazie al suo coraggio e alle eccezionali doti di mediatore, riuscì più volte a liberare molti concittadini prigionieri dei tedeschi, e il vice-comandante partigiano Nazzareno Lazzaro Lazzarini, medaglia d’argento, trucidato dai tedeschi il 7 ottobre 1944.
I caduti di questa nuova guerra furono 43: 29 soldati tra morti sul campo e dispersi, 7 deceduti per malattia e 7 civili. Una delle prime vittime fu il capitano medaglia d’argento Felice Sarzano, morto nell’aprile 1941 sul fronte greco, cui vennero intitolate le scuole elementari di Moncalvo; il soldato Primo Bacchiella, disperso in Russia nel dicembre 1942, del quale l’archivio conserva una lettera autografa inviata alla madre; il caporalmaggiore Remo Lupo, morto in Austria di polmonite a seguito di prigionia. Tra i civili, l’ebrea Clelia Vitale, deportata ad Auschwitz, e i coniugi Pietro Volta e Teresa Demartini, colpiti nel settembre 1944 da un bombardamento aereo in aperta campagna. Tutti i nomi dei militari e dei civili sono incisi sulle due grandi lastre bronzee del Monumento ai Caduti, ai cui piedi si legge una frase commemorativa dettata da Vincenzo Buronzo: “Caddero con la visione della loro Moncalvo negli occhi e nel cuore”.

Andrea Spagni “Moncalvo nelle guerre del Novecento. Documenti dall’Archivio Storico comunale”, p. 130, Città del silenzio edizioni, Novi Ligure, 2018. Euro 18,00

Di seguito è possibile scaricare il testo della prefazione di Alessandro Allemano.

Prefazione_Allemano

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