Borgna – Debenedetti – “Dal Piacere alla Dolce vita”

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Gianni Borgna e Antonio Debenedetti, insigni saggisti contemporanei, ricostruiscono la tumultuosa trasformazione della città di Roma dalla fine dell’Ottocento agli anni Sessanta del Novecento: da città relativamente piccola ad affermata metropoli e centro culturale di prima importanza in Italia. Il volume (Milano, Mondadori, 2010, 291 pp., molto ill.) prende in esame i fenomeni più significativi che hanno segnato tale cambiamento, sia rispetto alla cultura “alta” sia alla politica e al costume dell’intera società romana. Nei testi e nelle immagini – un corredo iconografico ricchissimo ed eccezionale, in buona parte inedito – appaiono affascinanti spaccati sull’arte, la scienza, la storia, l’amministrazione pubblica della Capitale. Sfilano gli illustri personaggi che hanno fatto grande la città: da Pirandello a Gadda, da Gentile a Piacentini, da Guttuso a De Chirico, da Cardarelli a Ungaretti, da Mascagni alla Callas, dalla Magnani alla Ekberg e a Mastroianni, da Visconti a Fellini e a Pasolini. Un racconto corale che riconosce nelle mille voci della città una vitalità di idee capace di parlare ancora oggi, a decenni di distanza, agli uomini del ventunesimo secolo.

Riportiamo qui l’introduzione degli Autori.


Dal Piacere alla Dolce vita, dagli anni immediatamente successivi al 1870 agli anni intorno al I960. Abbiamo voluto evocare l’avventura, quasi un romanzo scritto dalla storia, d’una città millenaria che in pochi decenni si è trasformata, ha cambialo pelle. È divenuta, abbandonando la sua antica maestà fatta di superbe rovine e di splendidi palazzi circondati da infimi tuguri, una metropoli degna di fare culturalmente concorrenza alla Parigi degli impressionisti o più tardi delle caves esistenzialiste come alla Londra di Bloomsbury e poi dei Beatles. La vicenda della straordinaria metamorfosi romana è già stata raccontata sotto le più diverse angolazioni, potrà e dovrà ancora essere evocata in mille modi sempre nuovi e diversi. L’importante è stato e sarà trovare ogni volta una prospettiva originale, dare ai falli un taglio che eviti l’impressione del già visto o del già letto.
In queste nostre pagine, proprio come in uno specchio necessariamente selettivo, abbiamo voluto riflettere non tutto ma quel che per forza di suggestione poteva suggerire la complessità d’una vicenda fatta di avventure sociali, di sogni collettivi, di grandi errori e di grandi conquiste che hanno fatto di Roma una capitale del cinema, dell’arte, della letteratura e della scienza oltreché un luogo deputato del potere politico e religioso. Un’intera biblioteca non basterebbe a rendere conto dell’insieme, d’un farsi di cui sono stati congiuntamente protagonisti i grandi uomini e le masse. Sapendo perciò di andare incontro a omissioni anche clamorose ma speriamo non imperdonabili proprio perché dichiarate, abbiamo finito col privilegiare quanto ci sembrava potesse rientrare in un disegno non troppo scomposto e casuale. È nato così questo libro, anzi questo specchio fatto in eguale misura di immagini e di parole. Che dire di più? Le figure negli specchi non hanno, per loro natura, pretesa di durata e di profondità.
Si mostrano e spariscono.

g.b. – a.d.

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