“Damnatio memorie”: la pena dell’oblio

Epigrafe abrasa per damnatio memoriae

Epigrafe abrasa per damnatio memoriae

«I nemici del Senato, del Popolo romano, gli dei li perseguitano. O Giove Ottimo, ti ringraziamo. O Apollo venerabile, ti ringraziamo. Ai divi Gordiani dedichiamo dei templi. Il nome di Massimino, in passato già cancellato una volta, deve essere cancellato dagli animi. La testa del nemico pubblico sia gettata nel fiume [Tevere]. Il suo corpo rimanga insepolto. Colui che ha minacciato morte al Senato, ora è morto, come meritava. Colui che minacciava di mettere il Senato in catene, ora è stato ucciso, come è giusto che sia. Ringraziamo i santissimi Imperatori, Balbino, Pupieno e Gordiano III, gli dei vi salvino.»
Così l’Historia Augusta registra un particolare provvedimento penale che colpì l’imperatore Massimino il Trace (235-238).

Si tratta della cosiddetta “damnatio memoriae”, la condanna della memoria. Chi ne era colpito vedeva cancellata ogni traccia che ne potesse fare memoria e tramandarne il ricordo ai posteri. Attiva già in età repubblicana contro chi attentasse alla sicurezza dello Stato, tale pena degenerò molto in età imperiale, giungendo a colpire anche dopo la loro morte persino la memoria degli imperatori spodestati o uccisi. La condanna comportava la cancellazione del nome dalle iscrizioni di tutti i monumenti pubblici, l’abbattimento di statue e monumenti onorari e lo sfregio dei ritratti presenti sulle monete.
La pena restò in auge nel Medioevo, giungendo a colpire perfino la memoria di papi, in particolare di Papa Formoso, il cui cadavere, riesumato e rivestito dei paramenti pontifici, fu oggetto di un oltraggioso processo post mortem. Il doge di Venezia Marino Faliero (1285-1355) fu condannato a morte con conseguente damnatio memoriae dopo un fallito colpo di Stato.
In epoca moderna la damnatio memoriae è stata adoperata non solo nei confronti di singole persone, ma anche di ideologie o periodi storici: esempi recenti sono stati la cancellazione dei simboli legati al fascismo in Italia e quelli del nazismo in Germania, il disconoscimento del Governo di Vichy da parte della Repubblica Francese, la rimozione di alcune statue equestri di Francisco Franco in Spagna, la rimozione o lo sfregio delle statue e delle effigie raffiguranti Saddam Hussein in Iraq e Muammar Gheddafi in Libia. Una forma particolarmente subdola di damnatio fu il divieto per le scuole giapponesi di studiare la storia nazionale imposto dalle autorità di occupazione americane, dopo il 1945.
Dopo lo smantellamento dell’Unione Sovietica e l’abbandono del comunismo da parte della Russia, a molti luoghi nominati in onore di autorità comuniste, come la città di Leningrado, fu restituito il nome precedente alla Rivoluzione russa, oppure uno nuovo non connotato ideologicamente. Inoltre, le statue raffiguranti le personalità del Partito Comunista dell’Unione Sovietica furono rimosse o distrutte.

A proposito di damnatio memoriae proponiamo un intervento di Gerald Schwedler (Università di Ginevra) presentato al convegno di studio Condannare all’oblio (Ascoli Piceno, 27-29 novembre 2008).

Testo Schwedler

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