La “Mappa di Vinland” è un falso storico?

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Nel 1957 in una biblioteca privata venne ritrovato un curioso documento composto di una pergamena rilegata assieme a un manoscritto, il tutto apparentemente molto antico, risalente al Basso Medioevo.

Particolare interesse suscitò da subito la pergamena (dimensioni 28 x 40 cm), rappresentante il mondo allora conosciuto. Apparivano Europa, Asia, Africa, ma anche Islanda e Groenlandia e, a sud ovest di essa, una terra misteriosa indicata come Vinilanda Insula, “terra del vino”. Un’iscrizione sulla pergamena indicava trattarsi di una terra visitata intorno al 1120 da Eric Gnuppson, vescovo della Groenlandia.1 Appariva chiaro che quella terra misteriosa era l’isola di Terranova: se la mappa era autentica, ciò costituiva la prova documentata che i vichinghi capeggiati dal figlio di Eric il Rosso erano sbarcati in America alcuni secoli prima di Cristoforo Colombo.

Il manoscritto rilegato assieme era anch’esso di eccezionale importanza: la cosiddetta “Relazione Tartara”, il resoconto di un viaggio in Mongolia compiuto dal francescano umbro Giovanni da Pian del Carpine nel 1245.

Un antiquario inglese offrì il documento al British Museum, che però non lo acquisto, dubitando della sua autenticità; in seguito il mercante italiano Enzo Ferrajoli lo vendette a Larry Witten, un libraio di New Haven. Quest’ultimo, aiutato dall’amico paleografo Thomas Marston, fece una scoperta entusiasmante: i fori praticati dai tarli nella “Relazione Tartara” combaciavano perfettamente con quelli trovati su una copia dello Speculum Historiale di Vincent de Beauvais, un testo di sicura datazione medievale. Perciò si concluse che la mappa e i due libri erano parte di un unico volume. Nel 1958 Witten vendette la mappa per 3500 dollari a Paul Mellon (1907-1999), un miliardario e filantropo che a sua volta la donò alla Yale University. Nel 1965 Yale iniziò a pubblicizzare questo suo tesoro, ipotizzando trattarsi di una copia eseguita verso il 1440 di un originale perduto e risalente al XIII secolo.2 La comunità scientifica però si divise circa l’autenticità del documento.

Nomi, iscrizioni e forme grafiche, secondo paleografi e codicologi, non si adatterebbero alla cartografia medievale e il latino usato per le scritte non corrispondeva al tardo latino medievale in uso nel XV secolo.

IL problema più arduo era però costituito dall’inchiostro usato per disegnare la mappa e tracciare le scritte descrittive. Nel 1974 Walter McCrone, effettuando esami mediante spettroscopia, rilevò tracce di anatasio, una forma di ossido di titanio prodotto però solo dopo il 1920, siccome prima non era possibile raffinarlo. Egli sostenne perciò che la mappa era un falso prodotto nel XX secolo: il falsario avrebbe usato l’anatasio per conferire antichità all’inchiostro3) Negli anni successivi altri studiosi sostenitori dell’autenticità della mappa sostennero che l’anatasio poteva essersi prodotto per degradazione naturale dell’inchiostro originale.

Esami più approfonditi mediante spettroscopia Raman eseguiti nel 2001 in un laboratorio londinese stabilirono che la mappa e la Relazione Tartara non dovevano essere opera dello stesso copista.4

L’anno successivo la datazione al radiocarbonio suggerì che la pergamena su cui è disegnata la mappa risalirebbe al 1434 circa: questo però non dice nulla sull’autenticità del disegno, poiché un falsario avrebbe potuto eseguire il disegno nel XX secolo usando una pergamena vecchia di 500 anni.5

Nel 2002 il «Sunday Times» pubblicò un articolo della studiosa Kirsten Seaver, la quale affermò che la mappa era un falso risalente agli anni 30 del XX secolo, opera del gesuita austriaco Joseph Fischer: volendo vendicarsi dei suoi colleghi scienziati, il sacerdote avrebbe “costruito” la falsa mappa.6

Poco tempo dopo però il danese René Larsen, basandosi su studi innovativi, escluse che la pergamena della mappa sia un palinsesto – cioè sia stato un materiale riutilizzato – e ipotizzò che il supporto pergamenaceo avesse la stessa origine della Relazione del frate francescano. A riguardo di quest’ultima opera, nel 2004 ne fu scoperta a Lucerna una seconda copia del manoscritto, priva della mappa e più vecchia di circa cento anni.

Negli ultimi anni la controversia sull’autenticità della mappa di Vinland si arricchì di ulteriori contributi. Nel 2012, ad esempio, Jacqueline Olin, analizzando l’inchiostro della mappa, concluse che una sostanza a base di ferro ritrovata in esso poteva ragionevolmente essere un prodotto della degradazione di un inchiostro antico, di origine medievale: la studiosa propose alla comunità internazionale nuove indagini che potessero portare a risultati una volta per tutte definitivi.7

Ancora, nel 2013 il ricercatore scozzese John Paul Floyd affermò di avere identificato la fonte della mappa: sarebbe un lavoro del cartografo italiano Andrea Bianco, dal quale avrebbe preso spunto il falsario “creatore” della mappa vichinga.8

Sia o no autentica la mappa di Vinland, è ormai assodato che i vichinghi sbarcarono sulle coste atlantiche del Nord America alcuni secoli prima di Cristoforo Colombo: merito inconfutabile di Colombo è invece quello di aver stabilito tra Europa e “nuovo mondo” un collegamento duraturo, destinato a portare rapporti costanti tra i due continenti.

Alessandro Allemano

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  1. Su Eric cfr. T. J. Oleson, “Eirik Gnupsson,” in Dictionary of Canadian Biography, vol. 1, University of Toronto/Université Laval, 2003, e G. Gravier, Découverte de l’Amèrique par les Normands au Xe siècle, Paris-Rouen, 1874 []
  2. Queste tesi comparvero nel volume The Vinland Map and the Tartar Relation, pubblicato a cura della Yale University nel 1965 []
  3. McCrone & McCrone, The Vinland Map Ink, in «Geographical Journal», 140, 2 (1974 []
  4. Brown & Clark, Analysis of Pigmentary Materials on the Vinland Map and the Tartar Relation by Raman Microprobe Spectroscopy, in «Analytical Chemistry», 74, 15. []
  5. Donahue, Olin & Harbottle, Determination of the Radiocarbon Age of Parchment of the Vinland Map, in «Radiocarbon», 44. []
  6. La Seaver sviluppò la propria tesi nel libro Maps, Myths and Men, Stanford University Press, 2004. []
  7. Olin, Evidence that the Vinland Map was Drawn Using an Iron Gall Ink: The Continuing Need of Further Research, in «Advances in Chemical Engineering and Science», 2 (2012). []
  8. Becky Evans, Amateur historian proves ’15th century map’ that showed Vikings discovered America before Columbus is a fake, in «Daily Mail», 2 giugno 2013. []
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