Ritratto di partigiano: Edgardo Sogno

Edgardo Sogno (1915-2000)

Edgardo Sogno (1915-2000)

Nato nel Biellese a Camandona nel dicembre 1915 da nobile famiglia (il suo cognome completo era Sogno Rata del Vallino di Ponzone), mentre era studente universitario si arruolò volontario come allievo ufficiale di complemento nell’arma di Cavalleria nel luglio 1935. Nel novembre 1936 venne nominato sottotenente nel reggimento Nizza Cavalleria. Congedato nell’aprile 1937, conseguì nello stesso anno la laurea in Giurisprudenza e nel 1938 quella in Lettere. Dal gennaio al giugno 1939, richiamato a domanda, fu volontario in Spagna combattendo nel “Gruppo Celere”. Circa la sua partecipazione a questo conflitto, molto tempo dopo lo stesso Sogno preciserà: «Ritengo di poter rivendicare la mia scelta giovanile del ‘37 come un’intuizione, e quella del ‘45 come una scelta isolata, avversata e costosa, ma intellettualmente razionale. La mia intuizione degli Anni 30 fu quella di identificare il comunismo come distruttore deliberato e cosciente di un intero complesso di valori morali, storici e tradizionali in nome di un solo valore, la difesa degli oppressi, destinato a dissolversi nel naufragio finale.»1
Ricollocato in congedo, fu ammesso per concorso nella carriera diplomatica del Ministero degli Affari Esteri. A Roma entrò in contatto con il circolo antifascista liberale raccolto intorno a Benedetto Croce. Nuovamente richiamato nel novembre 1942, prestò servizio in Nizza rientrato a Torino dalla zona di occupazione in Francia, allorché sopraggiunse la dichiarazione dell’armistizio.2

La Resistenza
Subito dopo l’8 settembre 1943 Sogno fece un’altra scelta: combattere contro l’invasore nazista a fianco dell’esercito rimasto fedele al Re: passate le linee e raggiunta Brindisi, fu assegnato all’Ufficio informazioni del Comando supremo. Frequentato un corso speciale ad Algeri, il 5 dicembre 1943 fu paracadutato nel Biellese. Durante i mesi della Resistenza organizzò e diresse un rischioso e difficile servizio di informazione, di sabotaggio e di rifornimenti aerei destinati alle formazioni partigiane dell’Italia nord occidentale, dando vita alla “Organizzazione Franchi”, a detta di Giorgio Bocca «una formazione già politicamente segnata, vicina al partito liberale e anticomunista. Lo si capisce dalla scelta degli uomini, aristocratici, imprenditori, professionisti pronti a battersi contro gli occupanti tedeschi, legati all’ alleanza con americani e inglesi, pronti a impedire una presa del potere comunista.»3 «In quel periodo fece trasferire in Svizzera centinaia e centinaia di perseguitati politici e di ebrei. I “messaggi” per lui venivano trasmessi dalle emittenti alleate in codice cifrato, annunciavano lanci di materiale bellico e di rifornimenti alle formazioni che operavano in montagna. Ancor oggi c’è chi ricorda il famoso annuncio “Achille non va in bicicletta”, che fece impazzire il controspionaggio fascista e nazista.»4 Arrestato più volte, riuscì sempre ad evadere in circostanze romanzesche, tanto che fu posta una forte taglia sulla sua cattura. Travestito da ufficiale delle SS, tentò di liberare dal carcere Ferruccio Parri, a Milano: riconosciuto, fu arrestato e internato in un campo di prigionia presso Bolzano.
Per le sue imprese nel corso della lotta di Liberazione nazionale Sogno ebbe la medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione:
“Spinto da generoso impulso fin dall’8 settembre 1943 si schierava contro i nazifascisti. Attraversate le linee di combattimento sollecitava di compiere una delicata e rischiosissima missione nel territorio italiano occupato dai tedeschi. Aviolanciato nelle retrovie nemiche, sfidava ogni rischio ed in breve tempo dava vita ad una complessa organizzazione clandestina di grande importanza militare e politica. Individuato e attivamente ricercato dalla polizia nemica, moltiplicava le sue energie e la sua attività contribuendo sensibilmente al potenziamento del movimento di liberazione dell’Italia Nord Occidentale. Due volte arrestato dai nazifascisti, riusciva ad evadere ed incurante dei pericoli sempre maggiori che lo minacciavano, riprendeva con rinnovato fervore la sua audace missione. Per scopi informativi e per accompagnare influenti membri del Clnai si portava tre volte nell’Italia liberata dopo audaci e fortunose vicissitudini. Caduto in mano nemica in drammatiche circostanze, nel generoso e disperato tentativo di salvare un influentissimo membro del movimento di liberazione, pur conscio di essere irrevocabilmente perduto, manteneva l’abituale serenità e sopportava virilmente la prigionia ove lo colse il giorno della liberazione alla quale aveva tanto valorosamente contribuito. Italia Nord occidentale, 8 settembre 1943 – 2 maggio 1945»

Il dopoguerra
Terminato il conflitto, Edgardo Sogno sposò Anna Arborio Mella di Castell’Alfero, dalla quale avrà due figlie. Nominato membro della Consulta nazionale5 per il PLI, dopo il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 da fervente monarchico presentò numerosi ricorsi alla Corte di Cassazione per ottenere il riconteggio dei voti, ma senza successo. Iniziò in questi anni la sua lotta anticomunista, fondando il giornale «Pace e libertà» e intervenendo attivamente nel dibattito politico.6 In dissenso con la linea ufficiale del PLI da lui ritenuta troppo “morbida”, Sogno lasciò la politica per intraprendere la carriera diplomatica. Nel 1951 divenne membro del Planning Coordination Group della NATO e l’anno successivo frequentò il neo-istituito NATO Defense College; prestò poi servizio a Buenos Aires, Parigi, Londra e Washington. Nominato ambasciatore d’Italia in Birmania, si dimise per disaccordi sulla politica estera del governo italiano.
Nel 1971 rientrò in Italia e fondò i “Comitati di resistenza democratica”, in funzione anticomunista, cui aderirono ex partigiani monarchici e cattolici, tra cui Enrico Martini Mauri. «Fautore di una democrazia nazionalistica e patriottica»7, il suo ideale politico era la repubblica presidenziale, sul modello della Quinta Repubblica francese di De Gaulle. Delineò un progetto di governo da affidare a Randolfo Pacciardi, che modificasse la Costituzione in senso presidenzialista.

Il “golpe bianco”
Nel 1974, in un momento di forti tensioni politiche e di ripetuti atti terroristici, il giudice torinese Luciano Violante indagò Sogno e Martini per «cospirazione politica mediante associazione». Il quotidiano del PCI, che da tempo vedeva in Sogno un nemico da combattere con ogni arma, lo definì senza mezzi termini «golpista» e tracciandone un ritratto a tinte fosche: «Quale pendant della “maggioranza silenziosa” milanese, Edgardo Sogno organizza a Torino un “comitato di resistenza democratica” e promuove una manifestazione in piazza San Carlo che ha scarso successo. Il suo livore anticomunista e antioperaio (non dimentichiamo che Sogno si considera un nobile, il re di maggio lo ha fatto conte di Rata del Vallino) lo spingono ad assumere posizioni piuttosto spregiudicate nei confronti di certi elementi noti in città come fascisti.»8 Le notizie, vere o presunte, si rincorsero frenetiche: i cospiratori si finanziavano con il traffico illegale di opere d’arte, i cospiratori avevano un rifornito magazzino di armi nascosto in un paesino delle Langhe, Sogno e gli altri “golpisti” avevano sobillato le forze armate per indurle a “depurarsi” degli elementi di sinistra, nel tentativo di “golpe bianco” erano coinvolti i servizi segreti, i quali tenevano contatti con il “principe nero” Junio Valerio Borghese,9 ecc.
Il 5 maggio 1976, al termine delle indagini di Violante, Sogno venne arrestato nella sua abitazione torinese da agenti dell’antiterrosismo: il fatto suscitò forte clamore e inevitabili conferma delle accuse da parte non solo dei giornali di sinistra, ma anche delle fonti giornalistiche moderate. Poco più di un mese dopo l’ex diplomatico e il suo collaboratore Luigi Cavallo furono scarcerati, il che fece scrivere al quotidiano comunista: «“Allo stato attuale dell’inchiesta non sussistono esigenze istruttorie tali da giustificare l’ulteriore detenzione dei due imputati” si legge nella motivazione che ha permesso ai due golpisti di lasciare il carcere. Per i magistrati romani ancora una volta non esistono esigenze gravi per trattenere in galera chi è sospetto d’avere attentato alle istituzioni democratiche: è già accaduto per l’ex capo del SID Vito Miceli candidato alla Camera nelle liste fasciste.»10 Due anni dopo una notizia in quindicesima pagina del quotidiano torinese avvertiva che Sogno, Cavallo e Randolfo Pacciardi erano stati prosciolti da ogni accusa di cospirazione: «L’ex ambasciatore Edgardo Sogno non ha cospirato contro lo Stato, né tramò per rapire il presidente della Repubblica dell’epoca, Giovanni Leone, e nessun “golpe bianco” mise in pericolo nel ‘74 la sicurezza dello Stato.»11
L’avventura politica di Sogno era però terminata: negli ultimi anni di vita aderì alla coalizione di centro-destra che era salita al governo e fu candidato per la Camera nelle liste di Alleanza Nazionale, senza tuttavia essere eletto. Un libro-intervista scritto con il giornalista Aldo Cazzullo valse a rinfocolare le polemiche su quell’estate 1974: lo stesso Sogno avrebbe confermato che il tentativo di colpo di Stato ci sarebbe stato. «Nel libro-intervista rivela nuovi dettagli sconcertanti: al golpe aderivano alcuni tra i più alti comandanti dei carabinieri, dell’ Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, tra loro anche personaggi che dal “piano Solo” del generale De Lorenzo (1964) alla scoperta della Loggia P2 (1980) hanno attraversato la storia dei misteri d’ Italia. Quando l’ intervistatore, dopo avergli fatto notare che ha descritto un vero e proprio progetto di golpe, gli ricorda che dalle accuse di Luciano Violante alla fine fu prosciolto (e da lì partì una campagna, non ancora chiusa, contro Violante l’“inquisitore comunista”) Sogno risponde: “Violante fallì totalmente nel provare giudiziariamente la nostra organizzazione, anche se la sua azione di demolizione della mia figura e della mia posizione fu senza dubbio un successo dei comunisti”. Insomma, per un verso riconosce che l’ attuale presidente della Camera ci aveva visto giusto, per altro verso rilancia la tesi del “complotto comunista”. Ma come possono stare assieme le due cose? Una frase successiva non solo lo chiarisce ma aiuta a capire l’ intera concezione del mondo di Edgardo Sogno: “Vede, tra noi, da una parte, e Violante, dall’ altra, c’ è tuttora uno scontro da guerra civile.”12

La morte
Edgardo Sogno morì a Torino il 5 agosto 2000. Molti commenti comparvero sui giornali, specialmente su «La Stampa»: «Edgardo Sogno è stato un personaggio contraddittorio, difficile ma insieme generoso e temerario. Con lui scompare un altro pezzo della nostra storia, fatto di orgoglio per la nazione e di resistenza antifascista. Questa combinazione oggi non sorprende più, ma per decenni è stata vissuta come una contraddizione. Non per gli uomini della Resistenza, ma per molta storiografia di sinistra, per la quale un personaggio come Sogno, monarchico, liberale, antifascista e anticomunista era una anomalia vivente.»13 L’ex partigiano azionista Alessandro Galante Garrone scusò post mortem il defunto, asserendo che i suoi errori furono frutto di leggerezza, e che «come golpista non era credibile»14 Il governo concesse i funerali di Stato, nella chiesa torinese della Gran Madre: anche questo suscitò polemiche, tanto che sul quotidiano ormai post-comunista Diego Novelli non mancò occasione per affermare: ««Trovo penoso e semplicemente miserevole che il governo, per captatio benevolentiae, abbia deciso di concedere gli onori di un funerale di stato ad Edgardo Sogno. […] Era un paranoico, un esaltato che di notte sognava i comunisti che mangiano i bambini. Le sue idee erano legittime ma per difenderle ricorse a mezzi illegittimi. Dopo la guerra Edgardo Sogno fu un mascalzone, con Luigi Cavallo allestì un’organizzazione terroristica che perseguitava gli operai e terrorizzava le loro famiglie, se soltanto mostravano di avere simpatie di sinistra e se appoggiavano le idee dei sindacati.»15 Le esequie funebri risultarono suggestive: «Sul feretro, appoggiato su un affusto di cannone e trainato da un automezzo della brigata alpina Taurinense, erano deposti il tricolore e un cuscino con le medaglie, la sciabola e l’elmo da ufficiale di cavalleria. La bandiera monarchica, che Sogno aveva chiesto prima di morire, è stata lasciata a casa in ossequio ai funerali di Stato. Ma pochi metri più in là le guardie d’onore del Pantheon innalzavano con orgoglio gli stendardi sabaudi. Quirinale, Presidenza del Consiglio, Camera e Senato hanno inviato corone di fiori.»16 Il rito religioso venne officiato da padre Ruggero Cipolla, per tantissimi anni cappellano dei carcerati e dei condannati a morte.
Edgardo Sogno ora riposa nella tomba di famiglia a Camandone.

Alessandro Allemano

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  1. Lettera a «La Stampa», 21 maggio 1998, p. 24 []
  2. Le notizie biografiche sono tratte dal sito www.storia900bivc.it []
  3. G. Bocca, La grande ossessione, in «La Repubblica», 8 agosto 2000. []
  4. G. Sangiorgio, Sogno, partigiano-monarchico, in «La Stampa», 6 agosto 2000, p. 10 []
  5. Alcune fonti riportano, sbagliando, la sua elezione alla Costituente []
  6. Si veda, ad esempio la su accusa ai comunisti di spionaggio in favore dell’Unione Sovietica: Edgardo Sogno accusa di spionaggio i comunisti, in «La Nuova Stampa», 19 giugno 1954, p. 1. []
  7. M. Baudino, L’accusa di golpe, poi rimase solo, in «La Stampa», 6 agosto 2000, p. 10. []
  8. D. Novelli, La lunga crociata antioperaia e anticomunista di Sogno, in «l’Unità», 8 settembre 1974, p. 5. []
  9. Cfr. S. Mazzocchi, Il Sid aiutava in Svizzera golpisti di Junio Borghese, in «Stampa Sera», 24 maggio 1976, p. 8. []
  10. F. Scottoni, Scarcerato il golpista Sogno. S’è ripetuto il “caso Miceli”, in «l’Unità», 20 giugno 1976, p. 5. []
  11. Edgardo Sogno prosciolto dall’accusa di aver organizzato il “golpe bianco”, in «La Stampa», 13 settembre 1978, p. 15. []
  12. G. M. Belli, Si, preparammo il golpe. L’ultima verità di Sogno, in «la Repubblica», 2 dicembre 2000. []
  13. G. E. Rusconi, Generoso temerario e anomalo, in «La Stampa», 6 agosto 2000, p. 10. []
  14. A. Papuzzi, “I suoi errori? Frutto di leggerezza”, in «La Stampa», 7 agosto 2000, p. 6. []
  15. Sogno, polemiche sul funerale, in «l’Unità», 9 agosto 2000, p. 5. []
  16. G. Ballario, Folla e commozione per l’addio a Sogno, in «La Stampa», 9 agosto 2000, p. 10. []
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