Tre versioni di un canto di guerra: “Battaglioni M”

Uomini dei "Battaglioni M"

Uomini dei “Battaglioni M”

Nel corso della seconda guerra mondiale, nell’ottobre 1941, per trasformazione e potenziamento dei battaglioni d’assalto e da montagna della MVSN furono create nuove unità d’élite dette Battaglioni “M” (dove “M” stava per Mussolini). Questi nuovi reparti, inseriti nelle grandi unità del R. Esercito, si distinsero nei Balcani, sul fronte russo e in Tunisia. Dopo la caduta del regime, i battaglioni schierati al Nord, in Francia e nei Balcani aderirono alla RSI; successivamente vennero assorbiti dalla Guardia Nazionale Repubblicana. Gli organici di questi battaglioni indossavano le normali uniformi previste per la Milizia, ma sulle mostrine recavano un fascetto intrecciato con la lettera “M” smaltata in rosso.1

Nel 1942 i Battaglioni “M” si dotarono di un inno, definito il «canto più antisemita di tutto il regime»2, su musica di Francesco Pellegrino e con le parole di Auro D’Alba.3

Proponiamo qui il testo di questo canto, seguito da una versione composta come canto di prigionia dei fascisti rinchiusi nei campi di concentramento in attesa di processo.4

Infine riportiamo una parodia partigiana da cantare sulla stessa aria della canzone originale.5

Riportiamo anche l’audio originale della versione del 1942.

 

Prima versione (1942)

1.
Battaglioni del Duce, battaglioni,
della morte creati per la vita,
a primavera s’apre la partita,
i continenti fanno fiamme e fior.
Per vincere ci vogliono i leoni
di Mussolini armati di valor.

Battaglioni della morte,
battaglioni della vita,
ricomincia la partita,
senza l’odio non c’è amor.

“M” rossa uguale sorte,
fiocco nero alla squadrista
noi la morte
l’abbiam vista
con due bombe e in bocca un fior.

2.
Contro l’oro c’è il sangue e fa la storia,
contro i ghetti profumano i giardini,
sul mondo batte il cuor di Mussolini,
a Marizai il buon seme germogliò.
Nel clima di battaglia e di vittoria
la fiamma nera a ottobre divampò.

Contro Giuda e contro l’oro
sarà il sangue a far la storia.
Ti daremo la vittoria, Duce,
o l’ultimo respir.

Battaglioni del Lavoro,
battaglioni della fede.
Vince sempre chi più crede
chi più a lungo sa patir.

 

 

Versione “repubblicana” (1945)

 

1.
Battaglioni del Duce, battaglioni,
della morte creati per la vita,
a primavera s’è chiusa la partita,
perché il nemico è stato vincitor,
ed ora vi trovate in prigionia
perché il fratello vi fu traditor.

Battaglioni della morte,
battaglioni della vita,
è finita la partita,
resta l’odio senza amor.

Anche noi, uguale sorte,
vi seguiamo sulla pista,
se la sorte vi rattrista
sbocceranno nuovi fior.

Contro l’oro
del fratello
s’è infranto il valore!
Ma la fiamma è nel cuore
e nessun la spegnerà.

2.
Contro l’odio del sangue partigiano,
contro i vili invasi dal furore
sul mondo brilla il vostro valore,
se vi arrendeste non fu per viltà!
Di voi parlerà la nuova storia,
dirà che vinti foste con onor!

 

Parodia partigiana

1.
Battaglioni del duce, battaglioni
son formati da avanzi di galera,
hanno indossato una camicia nera
e un distintivo per poter rubar.
Attenti cittadini al portafoglio
che, se non altro, ve lo fan saltar!

Farabutti! Delinquenti
Il peggior della malavita
la vedrete riunita
quando passa il battaglion!

2.
Han firmato un patto criminale
hanno giurato di vincere o morire,
non hanno vinto perciò dovran perire:
di quella gente non aver pietà!
Li ammazzeremo tutti come cani,
libereremo così l’umanità!

Farabutti! Delinquenti!
Il peggior della malavita
la vedrete riunita
se vedrete i battaglion!

 

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  1. Cfr. Lucas-De Vecchi, Storia delle unità combattenti della MVSN, Roma, Volpe, 1976; C. Rastrelli, Un esercito in camicia nera, in «Storia Militare», 129 (giugno 2004 []
  2. G. De Marzi, I canti di Salò, Genova, Frilli, 2005, p. 214 []
  3. Pseudonimo di Umberto Bottone (1888-1965), esordì come poeta di ispirazione crepuscolare ed estetizzante, per passare poi al futurismo. Nel primo dopoguerra aderì al fascismo e fondò a Roma una squadra d’azione molto attiva contro gli avversari politici. Capo ufficio stampa della MVSN e console generale, la sua produzione letteraria si ispirò sempre più a temi religiosi dopo la sua conversione al cattolicesimo in seguito al suicidio della figlia. Prese parte con onore alla campagna di Etiopia, scrivendo numerose poesie celebrative della spedizione. Sottoposto a epurazione, dopo la fine della guerra collaborò a varie riviste cattoliche e scrisse un libro di memorie. Notizie tratte da E. Rizzotti Raus, “Bottone, Umberto”, in DBI, XIII, 1971 []
  4. Questa seconda versione è riportata in Canzoniere della R.S.I., Cagliari, 1999, p. 75 []
  5. Da A. Savona – M. Straniero, I canti dell’Italia fascista, Milano, Rizzoli, 1985, p. 357 []
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