Un caduto ebreo della Grande Guerra: Cesare Jarach

Cesare Jarach

Cesare Jarach (1884-1916)

Tra i dieci ebrei della Comunità di Casale Monferrato caduti nel corso della prima guerra mondiale merita ricordarne uno in particolare, che aveva davanti a sé una promettente carriera di studioso: Cesare Jarach.
Egli, figlio di Vita Giuseppe e Colomba Ottolenghi, era nato a Casale Monferrato il 9 marzo 1884.
Volontario di guerra, aspirante ufficiale del 201° Fanteria (Brigata Sesia), trovò la morte a Palchisce,1 sul Carso il 3 novembre 1916, durante la nona battaglia dell’Isonzo.2
Laureato in Giurisprudenza a Torino, Jarach fu uno dei primi allievi di Luigi Einaudi, dal quale fu particolarmente prediletto. Ecco come lo stesso professore lo ricorda in un lungo e appassionato necrologio pubblicato non appena giunse notizia della sua morte in guerra:
«Nato a Casale Monferrato il 9 marzo 1884, fu allievo del R. Collegio Carlo Alberto per gli studenti delle antiche provincie e seguì i corsi universitari nell’ateneo torinese, conseguendovi la laurea in leggi nel luglio 1904, con una dissertazione intorno ai rapporti fra trusts e protezionismo, che fu pubblicata poi su questa rivista. Durante gli anni universitari ed in quelli seguenti curò la compilazione delle mie lezioni e di quelle del professore Alessandro Garelli. Nell’anno scolastico 1904-05 ebbe l’incarico dell’insegnamento dell’economia politica e della scienza delle finanze nell’istituto tecnico G. Sommeiller di Torino.
Scelto dal senatore Faina e dal prof. Coletti come uno dei delegati tecnici per l’inchiesta parlamentare sulle condizioni dei contadini nelle provincie meridionali e nella Sicilia scrisse la relazione sugli Abruzzi;3 e le sue doti di studioso ed indagatore, che in tale ufficio si rivelarono, lo fecero chiamare nel 1909 all’Istituto internazionale di agricoltura, dove fu prima segretario particolare del senatore Faina, allora presidente dell’istituto ed attese poi a studi sulla organizzazione della statistica agricola e sulla cooperazione nell’agricoltura. Nel frattempo teneva nel 1911 l’incarico dell’insegnamento dell’economia politica nell’istituto tecnico di Roma.
Nel 1911 passò, in qualità di ispettore, al commissariato dell’emigrazione a Roma, e fu segretario del consiglio, incaricato di riferire sulle questioni del controllo dei noli dei vettori, sui vari progetti di colonizzazione interna ed estera, su provvedimenti sanitari, ecc. Nel 1913, sempre nella sua qualità di funzionario del commissariato, passò a dirigere l’ufficio di emigrazione per gli uffici di terra in Milano, dove rimase fino al giorno della chiamata alle armi. Nominato aspirante ufficiale e mandato sul Carso, cadeva pochi giorni dopo, alla testa dei suoi soldati, colpito da una granata austriaca. Sopravvisse alcune ore e morì serenamente, col pensiero rivolto alla moglie ed ai tre figli, che egli lascia in tenerissima età.
Le necessità della vita non gli consentirono di dedicare tutta la propria attività alla scienza economica, sebbene non gli siano mancate lusinghiere attestazioni di eleggibilità e di apprezzamento in concorsi universitari. Ma servì, forse ancor più utilmente, il paese negli uffici pubblici.
Appartenne alla schiera, la quale va purtroppo facendosi sempre più rara in Italia, dei funzionari i quali onorano l’ufficio coperto con la austerità nell’adempimento del proprio dovere e con la coscienza che a questo non si soddisfa se non si entra nell’arringo con una solida preparazione scientifica e se questa non si affina ognora più. La guerra odierna ha dato la dimostrazione di un vuoto terrorizzante nell’intelligenza e nella capacità tecnica del ceto burocratico dirigente italiano, sicché non ho dubbio che se, invece di non troppo numerose decine, i funzionari colti, studiosi, animati da devozione alla pubblica cosa, come era Cesare Jarach, fossero qualche centinaio e se essi potessero essere messi a capo delle pubbliche amministrazioni, mirabili risultati si potrebbero ottenere; e cesserebbe il disordine che oggi segue all’incompetenza degli uomini politici ed all’arrivismo non meno incompetente dei funzionari, il cui unico ideale sembra essere quello di far carriera, servendosi e facendosi servi delle fantasie e degli interessi degli uomini e dei gruppi, i quali si succedono al potere.
Cesare Jarach diede il suo nome alla non numerosa falange di nazionalisti, la quale ben presto scisse la sua azione da quella del partito nazionalista e, duce Alberto Caroncini, volle richiamare il nazionalismo alle sue origini nazionali e liberali. Sull’organo di questa falange scelta, “L’Azione” di Milano, scrisse egli succosi articoli, per lo più collo pseudonimo di Viridis, rivendicando, tra il blatteramento incomposto dei troppi nazionalisti analfabeti, le ragioni della scienza economica nelle sue immediate applicazioni pratiche.
Fu scrittore di cose teoriche, in economia e finanza, sobrio, acuto, elegante. Ai suoi saggi sui rapporti fra trust e protezionismo, sulla teoria della speculazione, sugli effetti di una imposta generale ed uniforme sui profitti si ritorna volentieri colla mente, come quelli che sono il frutto di una meditazione personale accurata, che spoglia la trattazione di ogni elemento estraneo superfluo e riduce il problema ai suoi dati essenziali ed alle sue conclusioni logiche più semplici. Nel che si riscontra il vero abito dello studioso.
I suoi scritti di economia descrittiva e di statistica economica rimarranno. Altre relazioni dei delegati tecnici della inchiesta sulle condizioni dei contadini nel Mezzogiorno ed in Sicilia possono eccellere sulla sua per la vastità del tocco, per la complessità della visione del problema (Lorenzoni); nessuna supera quella del Jarach sugli Abruzzi per la precisione dello studio dell’aspetto economico del problema. Egli era un economista; né, giustamente, conoscendo se stesso, amava fare incursioni nei campi vicini. Gli studi sullo sviluppo ed i profitti delle società per azioni italiane dal 1882 al 1903, ripresi poi nello studio sui bilanci del 1911 sono un monumento di indagine scrupolosa, condotta con cura ed abnegazione grandissime. Essi non hanno bisogno di essere rifatti; ed ogni indagatore, il quale in avvenire voglia studiare gli stessi fatti, dovrà rifarsi ancora alle fondamenta poste dallo Jarach ad un edificio che prima di lui nessuno aveva cominciato a costruire».4
Dei tre figli che Cesare Jarach ebbe dalla sposa Lydia Segre, l’ingegner Bruno (1911-1994) fece carriera come manager industriale e dal 1967 al 1971 fu amministratore delegato della Olivetti; fu per parecchi anni presidente della Comunità Ebraica di Torino e delle Opere Pie Israelitiche. Dino (1915-1996) si laureò in Giurisprudenza a Pavia a solo 22 anni con l’illustre giurista ebreo Camillo Viterbo. Quando la situazione in Italia iniziò a farsi difficile, passò a insegnare ad Amsterdam e poi a Cordoba in Argentina, dove strinse amicizia con il filosofo Rodolfo Mondolfo, anch’egli cacciato dall’insegnamento in Italia. Jarach tenne corsi di diritto tributario presso la Universidad Nacional di Buenos Aires ricoprendo anche incarichi di consulenza fiscale per il governo argentino e scrivendo su autorevoli giornali. Nel dopoguerra fu richiamato in Italia da Luigi Einaudi, allora ministro delle Finanze, per collaborare all’elaborazione della prima riforma fiscale del periodo post-fascista.5
La figlia Marcella (1909-2006), sempre vissuta a Torino, dopo la licenza liceale si iscrisse a Chimica e si laureò nel 1932. Due anni dopo divenne assistente al Politecnico ma le leggi razziali del 1938 la costrinsero ad abbandonare l’impiego; per due anni visse in clandestinità. Dopo la guerra sposò Egidio, figlio del rabbino Dario Disegni. Per molti anni insegnò nelle scuole ebraiche di Torino, prendendo parte attiva alla vita della Comunità.6
Merita infine fare almeno un accenno a due sorelle di Cesare Jarach, entrambe nate a Casale. Una, Augusta, era la più anziana, nata il 21 dicembre 1876. Allieva del R. Liceo ginnasio di Casale (una delle prime donne a diplomarsi), poi laureata in Filosofia,7 insegnò per molti anni a Milano nella scuola elementare ebraica “Da Fano”.8 Fu arrestata a Casale il 16 febbraio 1944, internata a Fossoli, poi tradotta in Germania e uccisa subito dopo il suo arrivo a Dora-Nordhausen, il 26 febbraio.
L’altra sorella, Alice (1880-1973), sposò il rabbino livornese Alfredo Sabato Toaff, insigne grecista: uno dei loro figli, Elio, fu rabbino prima ad Ancona, poi a Venezia e infine, dal 1951 al 2001, rabbino maggiore della Comunità di Roma.

Alessandro Allemano

Print Friendly, PDF & Email
  1. In realtà P. BRIGANTI, Il contributo militare degli ebrei alla Grande Guerra (1915-1918), Torino, Zamorani, 2009, pp. 188, 225 riporta “Paliskisce”; credo comunque che si tratti effettivamente di Palchisce, frazione di Doberdò, località in cui combatté la Sesia. []
  2. Svoltasi dal 31 ottobre al 4 novembre 1916, questa battaglia portò alla perdita di circa 39.000 soldati italiani con il risultato di conquistare solo alcune alture sulla dorsale sinistra della valle del Vipacco. La Sesia, che operò nel settore di Oppacchiasella-Castagnevizza, lamentò la morte di 34 ufficiali (tra loro anche Cesare Jarach) e 1289 uomini di truppa. []
  3. GIUNTA PARLAMENTARE D’INCHIESTA SULLE CONDIZIONI DEI CONTADINI NELLE PROVINCE MERIDIONALI E NELLA SICILIA, Abruzzi e Molise. Relazione del delegato tecnico dott. Cesare Jarach, Roma, 1909. []
  4. L. EINAUDI, Cesare Jarach, in Gli ideali di un economista, Quaderni della Voce, 50-51, serie quarta, Firenze, 1921, pp. 303-306. []
  5. Le notizie su Dino Jarach sono tratte da M. DISEGNI, Dino Jarach giurista innovativo, pubblicato sul sito <www.hakeillah.com> e F. HERRERA, Finanzas pùblicas y derecho tributario, Buenos Aires, Abeledo Perrot, 2013. []
  6. Cfr. In ricordo di Marcella Jarach Disegni, pubblicato sul sito <www.hakeillah.com>, maggio 2006. []
  7. Nel 1904 pubblicò presso Sacerdote di Moncalvo l’ormai introvabile libretto L’etica di Bernardino Telesio confrontata con quella di Aristotele, lavoro verosimilmente tratto dalla propria tesi di laurea. Ottima conoscitrice del tedesco, nel 1906 pubblicò presso Clausen di Torino la traduzione della recente opera di C. F. Lehmann Babyloniens Kulturmission einst und jetzt []
  8. Fu definita «austera figura di insegnante che della scuola possedeva e professava un altissimo concetto» (Y. COLOMBO, Per il 30° compleanno della “Rassegna”, in «Rassegna Mensile di Israel», v. XXXI, n. 6 (giugno 1965), p. 268). []
This entry was posted in Prima guerra mondiale, Storia locale and tagged , , . Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.