Un ricordo di Carlo Montanari

“Generale italiano (Moncalvo Monferrato 1863 – Plava 1915). Dopo essere stato in Eritrea (1886-88) e avere insegnato nella scuola di guerra, allo scoppio delle ostilità con l’Austria (1915) divenne segretario del comando supremo, alle dirette dipendenze del gen. Cadorna. Al comando di una brigata, cadde nel settore di Plava; fu decorato di medaglia d’oro.”
Così afferma la vecchia ma sempre prestigiosa Enciclopedia Treccani alla voce “Montanari, Carlo”.
Poche notizie, ma essenziali, che delineano uno degli alti ufficiali caduto nel corso della Grande Guerra, un secolo fa. Credo doveroso per i suoi concittadini d’oggi conoscere un po’ più in dettaglio la vita e la carriera di questo figlio illustre di Moncalvo.

Famiglia, vita e carriera militare
Carlo Augusto Settimo Montanari venne alla luce l’11 marzo 1863, settimo figlio di Caro Amico e di Vittoria Baldovino.
Il padre Caro Amico era un patriota mantovano fuggito profugo in Piemonte per scampare dall’oppressivo regime austriaco. La sua era una famiglia di provata fede liberale e antiautoritaria. Un congiunto, il conte Carlo Montanari, fu tra quei cospiratori mazziniani impiccati nel forte di Belfiore il 3 marzo 1853. Caro Amico, rifugiatosi nel liberale Piemonte e più precisamente a Moncalvo, sposò Vittoria, figlia del segretario comunale del tempo Tommaso Baldovino, dalla quale ebbe numerosa prole. La loro abitazione si trovava lungo la Via del Commercio, poi XX Settembre, per i moncalvesi semplicemente “la Fracia”: l’antica Casa Baldovino sarebbe poi divenuta Casa Montanari e donata al Comune dall’ambasciatore Franco. Caro Amico prese parte alla terza guerra di indipendenza, conseguendovi il grado di maggiore: morì nel 1868 per infermità derivante da causa di servizio.
Il giovane Carlo, sempre chiamato Carlino, o semplicemente Lino, entrò diciottenne alla R. Accademia di Artiglieria e Genio di Torino, risultando il primo negli esami di ammissione. Sottotenente di artiglieria a 20 anni, tenente a 22, fu presto mandato, dietro sua domanda, in Eritrea nel contingente comandato dal generale Asinari di San Marzano, inviato in colonia dopo l’eccidio di Dogali (1887).
Tornato in patria, svolse i regolari periodi di comando prima nel 15° poi nel 7° Reggimento Artiglieria: con la promozione a capitano nel 1894 passò quindi al 22°. Promosso brillantemente alla Scuola di Guerra, transitò nel Corpo di Stato Maggiore, a quel tempo passaggio obbligato per gli ufficiali delle armi destinati a diventare comandanti superiori. Data la sua buona conoscenza di francese, inglese e tedesco, lo Stato Maggiore del R. Esercito lo destinò a numerose missioni all’estero: Danimarca, Austria, Germania, Francia.
Fu proprio durante un ballo all’ambasciata italiana a Berlino che conobbe una giovane americana, Helen Ramsey Day, figlia di un ricco banchiere di Newton, nel Massachussets: il 20 aprile 1904 la condusse a nozze. Rientrato in patria e promosso maggiore, venne destinato al 51° Fanteria e presto chiamato a prestare soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto calabro-siculo del 1905; fu proprio in Calabria, a Vibo Valentia, che gli nascerà il primogenito Franco, destinato a una brillante carriera diplomatica e a un ruolo di protagonista in un momento cruciale per la storia d’Italia.
Tornato a Roma, nel 1906 nel grado di tenente colonnello gli venne affidato l’insegnamento della tattica presso l’Istituto Superiore di Guerra, poi (1911) nominato capo ufficio dello Scacchiere orientale.

Carlo Montanari nel grado di colonnello

Helen Day Montanari negli anni 40

Il suo diretto superiore, nel compilare le note caratteristiche, scriveva di lui nel 1912:
«Di simpatico aspetto, molto asciutto della persona, resistente alle fatiche, ottimo marciatore di montagna, appassionato al cavallo, buon cavaliere. Carattere sincero, scrupoloso, integro, autorevole. Deciso nell’assumere responsabilità e nel prendere iniziative. Studia e conosce bene i suoi inferiori, ha su di essi grande ascendente e pure essendo esigente, sa affezionarseli. Ne gode la stima e la piena fiducia. Amato da tutti. Di molto buon senso e di estesa cultura generale e professionale. Accurato indefesso appassionato al suo lavoro, preciso coscienzioso assiduo indagatore delle notizie che raccoglie e dalle informazioni e dai documenti che gli provengono ne trae logiche deduzioni che riescono opportune e preziose. Ottiene dai suoi ufficiali una collaborazione diligente e premurosa. È ufficiale superiore sul quale si può fare ampio e sicuro affidamento in ogni circostanza.» E terminava attribuendogli la qualifica di «ottimo».
Un anno prima il generale Roberto Brusati, comandante del Corpo d’Armata di Roma da cui dipendeva la Scuola di Guerra, lo aveva definito «animato dal “fuoco sacro” nell’adempimento di ogni dovere».
Promosso colonnello nel 1914, fu capo dell’ufficio di segreteria dello Stato Maggiore, allora retto da Alberto Pollio e successivamente da Luigi Cadorna. Con l’entrata in guerra dell’Italia, Montanari fu mobilitato al Comando Supremo del R. Esercito come segretario particolare del generale Cadorna. Allorché cessò dalle funzioni per assumere un comando effettivo, lo stesso “Generalissimo” emanava un ordine del giorno in cui affermava: «Particolarmente preziosa e da me assai apprezzata fu la sua attiva, costante e devota collaborazione, sia nel periodo di preparazione della guerra, sia durante lo svolgimento delle operazioni, nonché l’intelligenza e sagacia, colle quali disimpegnò speciali mansioni di fiducia. Per tutto ciò, nell’atto di dare il mio saluto di commiato al colonnello Carlo Montanari, gli tributo un solenne encomio, additandolo come esempio agli ufficiali del comando.»

La morte
Promosso maggior generale – equivalente all’attuale grado di generale di brigata – nell’ottobre 1915, Montanari fu destinato a comandare dapprima la Brigata Como (21° e 22° Fanteria). Il 10 ottobre passò alla testa della Brigata Forlì (43° e 44° Fanteria), sul Medio Isonzo, il fiume che segnava la prima linea e che nelle intenzioni di Cadorna sarebbe stato presto oltrepassato in una corsa irrefrenabile che avrebbe portato le nostre truppe rapidamente a Vienna. La Forlì, che faceva parte della II Armata, aveva da poco conquistato il costone di Zagora, considerato ottimo avamposto per un successivo attacco alle postazioni austriache.
Il 18 ottobre 1915 aveva inizio la 3ª battaglia dell’Isonzo: la brigata comandata da Montanari avanzò dapprima nel vallone di Paljevo, conquistando Globna; in seguito attaccò più volte le posizioni nemiche di quota 383, senza tuttavia espugnarle. Il 2 novembre riuscì a occupare il caseggiato di Zagora, al di là dell’Isonzo. Fu proprio qui, nei pressi del ponte di Plava, che il 5 novembre 1915 il generale Montanari, appoggiato a un parapetto per programmare un futuro attacco, fu colpito da un cecchino austriaco.
Trasportato nell’ospedaletto da campo di Dolegna, non sopravvisse alle gravi ferite riportate e morì dopo quattro giorni di agonia, nonostante le cure prestate dal celebre professor Antonio Carle giunto espressamente da Torino.
Presto la notizia si diffuse, seppure menomata di alcuni particolari “sensibili” per ragioni di censura.
Il Monferrato del 14 novembre pubblicava un articolo intitolato «Un generale monferrino caduto sul campo dell’onore»; il successivo 28 novembre lo stesso giornale precisava «Come morì il generale Carlo Montanari». Quest’ultimo scritto riportava episodi della carriera bellica dell’ufficiale, intesi in chiave patriottica edificante per i lettori. «Prima di morire, accortosi della prossima fine, volle dettare un ordine del giorno alla sua brigata Forlì. È questo un documento che quando potrà essere pubblicato, proverà una volta di più il valore dei nostri generali e lo spirito di sacrificio da cui sono animati. Morì sorridendo e gridando nell’estremo anelito: “Carattere ci vuole! Con questo e col valore delle nostre truppe siamo certi di vincere!”»

Le onoranze funebri
Alla memoria del defunto generale fu presto concessa, il 18 novembre 1915, la medaglia d’argento al valor militare, poi commutata in quella d’oro (motu proprio del Sovrano, 29 febbraio 1916): «Montanari cav. Carlo, da Moncalvo, maggior generale. Comandante di un settore esposto continuamente alle offese nemiche, seppe, con intelligente operosità e con diuturno, esemplare coraggio, infondere nelle truppe piena fede nel successo e fermezza di attendere serenamente il momento opportuno per conseguirlo. In un’ardita ricognizione a pochi passi dalle trincee nemiche riportava grave ferita, per la quale, in seguito, soccombeva. Plava, 5 novembre 1915». Poco prima di morire gli era stata conferita la croce di cavaliere della Legion d’Onore francese.
La sua salma fu trasportata a Udine: qui, nella chiesa del Seminario, si svolse la cerimonia funebre. Erano presenti la vedova Helen, Claudio Montanari fratello del defunto, la sorella Ersilia vedova Monaca, il nipote Carlo Minotti, giovane ufficiale dei bersaglieri destinato a morire anch’egli sul campo nel maggio 1917, padre Giovanni Semeria cappellano militare e celebre predicatore, oltre a nutrite rappresentanze militari. Al lato del feretro carabinieri e soldati in alta uniforme montavano la guardia d’onore.
Al termine del rito celebrato da padre Semeria con altri due cappellani, parlò il generale Cadorna. Egli concluse il breve intervento con queste parole: «Non lagrime sulla sua tomba onorata! Invidiamo invece la sua morte gloriosa, accompagnandolo all’estrema dimora, mentre tuona il cannone e mentre la brigata Forlì da lui già comandata, si lancia vittoriosa all’assalto delle contese posizioni nemiche.»
Prima della fine del conflitto la Brigata Udine, che operava nello stesso settore della Forlì, denominò ufficialmente “poggio Montanari” la quota 383 a est di Plava, posizione da poco conquistata.
Nel settembre 1921 la salma del generale Montanari tornò nella natia Moncalvo. Nelle sale del palazzo comunale si allestì la camera ardente; il giorno 11 settembre il feretro, posto su un affusto di cannone trainato da quattro coppie di cavalli, fu trasportato all’ultima dimora, nella monumentale tomba eretta nel camposanto cittadino sovrastata da un’imponente figura della Vittoria alata recante in una mano la spada e nell’altra una corona d’alloro, opera dello scultore romano Amleto Cataldi.
Alla cerimonia intervennero numerose autorità non solo locali: il senatore Carlo Ferraris, il deputato Ettore Mazzucco, il professor Vincenzo Buronzo, il clinico Giuseppe Gavello, oltre a numerosi ufficiali in rappresentanza dei comandi locali e degli enti e reparti legati alla carriera del defunto generale. Subito dietro il feretro muovevano gli stretti congiunti: la vedova con i tre figli, il fratello e le sorelle, i nipoti.
Il corteo passò dalla piazza Garibaldi lungo la via XX Settembre, sostando qualche minuto davanti all’antica Casa Baldovino-Montanari; sul sagrato di San Francesco si tennero le commemorazioni ufficiali. Parlò il prevosto don Lupano, seguito dall’avvocato Cappa commissario prefettizio, dal senatore Ferraris, dal generale Mazzucco e da vari ufficiali.
Il ricordo più alto e commovente fu affidato a Vincenzo Buronzo e a Francesco Picco, nipote di Montanari e docente nell’Università di Genova, il quale diede lettura del telegramma inviato da Emanuele Filiberto di Savoia duca di Aosta, già comandante dell’invitta III Armata e concluse con queste parole: «Sulla tua fossa, all’ombra del gran volo della vittoria alata, educheremo un lauro: il verde alloro degli eroi e dei poeti, per te, o zio Lino, che fosti nella vita un umile e grande eroe della Patria, per la tua fede ardente, un grande e taciturno poeta.»
Il Comune di Moncalvo aveva da appena un giorno intitolato al caduto una delle sue vie, quella scalinata che collega la piazza Carlo Alberto con la “Fracia”, terminando proprio davanti alla casa natale dell’alto ufficiale.
Al nome del generale Montanari sarà anche intitolata negli anni Cinquanta la nuova scuola elementare della frazione Santa Maria e, negli anni Ottanta, un Centro Civico destinato all’organizzazione delle manifestazioni culturali.

Il monumento funebre nel camposanto di Moncalvo

Il cacciatorpediniere Montanari
La memoria di Carlo Montanari sopravvisse anche in un ambito che poteva sembrare lontanissimo dagli interessi personali e professionali del generale.
Gli venne infatti intitolato un cacciatorpediniere, iscritto nella classe “Generale Antonio Cantore” che intendeva commemorare alcuni generali italiani caduti nel recente conflitto.
La nave, costruita nei cantieri Odero di Sestri Ponente nel 1921, fu varata l’anno successivo. Nel 1923 venne mandata nel basso Adriatico durante la crisi di Corfù, per intimare al governatore greco la resa della città: al suo rifiuto la flotta cannoneggiò le due fortezze, permettendo alle nostre forze di sbarcare e compiere l’occupazione. Nel 1927 fu di stanza a Tripoli, nel 1929 entrò a far parte della VI Flottiglia Cacciatorpediniere, aggregata alla II Squadra Navale, con sede a Taranto; poco dopo, con le navi gemelle, fu declassata a torpediniera.
Tra il 1936 e il ’39 la Generale Montanari fu attrezzata per il dragaggio di mine in corsa e rimodernata nell’armamento, in vista di un probabile nuovo conflitto. All’entrata in guerra dell’Italia, apparteneva alla II Squadriglia Torpediniere, di stanza a La Maddalena.
Numerosi furono gli impieghi della nave nel corso del conflitto, soprattutto con funzioni di scorta dei convogli che attraversavano il Mediterraneo. Nel 1942 fu coinvolta nei combattimenti per la difesa di Tobruk, estremo avamposto italiano in terra libica; il 7 febbraio 1943 subì gravi danni da un bombardamento aereo su Napoli compiuto dall’aviazione statunitense, e ricoverata a La Spezia per le necessarie riparazioni.
All’annuncio dell’armistizio del settembre 1943 la Generale Montanari si autoaffondò per non cadere in mano tedesca. Recuperata dalle forze di occupazione, risultò tuttavia inutilizzabile e nel 1944 nuovamente affondata, forse in seguito a un bombardamento angloamericano.
A guerra conclusa, nel 1949 il relitto fu recuperato dal fondale e definitivamente demolito.

Il R. Cacciatorpediniere Montanari

P. S. Ringrazio Lorenzo Durante per avermi fatto avere copia dello stato di servizio di Carlo Montanari. Rimando, per maggiori notizie sul generale e la sua famiglia, alla biografia compilata da Giovanni Boano e Miranda Varvelli che il Comune di Moncalvo pubblicò nel 1995 e all’opuscolo Carlo Montanari: profilo di Francesco Picco (1923).

Alessandro Allemano

Print Friendly, PDF & Email
This entry was posted in Prima guerra mondiale, Storia locale and tagged , . Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.