Un sommerso di Auschwitz: Cesare Salomone Luzzatto

Il generale Cesare Salomone Luzzatto

Il generale Cesare Salomone Luzzatto

Cesare Salomone Luzzatto nacque a Trieste il 2 dicembre 18701 da Mosè e Allegra Almeda.
Frequentò la R. Accademia di Artiglieria e Genio di Torino, uscendone nel 1881 sottotenente d’artiglieria. Nel 1896 partecipò al corpo di spedizione in Eritrea; tornato in patria, proseguì la carriera militare ritornando in Africa nel 1912 con il corpo di spedizione in Libia.
Entrò nel primo conflitto mondiale con il grado di tenente colonnello. Nel 1916 per un’azione compiuta sull’Altipiano dei Sette Comuni fu decorato di medaglia d’argento al valore militare:
«Si offri sempre volon­tario per ricognizioni sulla fronte più avanza­ta delle nostre occupazioni, dando ogni volta mirabile esempio di coraggio, di energia, di sprezzo del pericolo. La notte del 4 settembre si spinse sulla destra dell’Assa, a pochi me­tri dai trinceramenti avversati e, nonostante il violento fuoco di fucileria e getto di bombe da parte del nemico, portava a compimento la ricognizione con energia ed abnegazione. Roa­na, 4 settembre 1916».
Fu poi sottocapo di Stato Maggiore della 6ª Armata e colonnello capo di Stato Maggiore del XXVI Corpo d’armata.
Promosso brigadiere generale, fu posto al comando della Brigata Porto Maurizio (253° e 254° Fanteria) dal 10 dicembre 1917 al termine della guerra. Per il comportamento tenuto nella “battaglia del solstizio” ebbe la croce di cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia con la seguente motivazione:
«Nelle operazioni volte per ricac­ciare il nemico dalla riva destra del Piave, con spiccata perizia di condottiero e con esemplare opera di combattente valoroso, risoluto e tena­ce, sereno ed imperterrito nel prolungato peri­colo, assaliva violentemente e ripetutamele le ben munite posizioni del nemico scuotendone a fondo la resistenza, preparandone la rotta e contribuendo con molta efficacia alla vittoria, che coronava, pri­mo giungendo, nell’accanito inseguimento, a riportare la nostra fronte sulla riconquistata riva. Nervesa, 19-23 giugno 1918».2
Nella battaglia decisiva per le sorti del conflitto, tra fine ottobre e inizio novembre 1918, il generale Luzzatto ebbe una seconda medaglia d’argento al valore: «Comandante di una Brigata che passò tra le prime il Piave in difficilissime condizioni e sotto intenso bombardamento ne­mico dette prova di grande energia e freddezza, sia nelle lunghe ore di tentativi sanguinosi che precedettero il passaggio e di forzata sosta agli accessi al pon­te, sia allorché questo fu colpito ed interrotto da una granata di grosso calibro, mentre al se­guito di lui, passavano i reparti di coda della colonna posta ai suoi comandi. Nelle successi­ve faticose operazioni d’inseguimento a fondo, vincendo in ripetuti scontri le ultime resistenze nemiche, guidò con grande perizia le proprie truppe. Costante esempio d’intrepidezza e d’instancabilità. Piave, 26 – 28 ottobre – Belluno 1° novembre 1918».
Nel 1924 sposò la nipote (figlia della sorella Letizia) Elisa “Lisetta” Popper, proveniente da una cospicua famiglia ebraica triestina;3 terminò la carriera nel grado di generale di divisione e a seguito delle leggi razziali fu posto in congedo assoluto dal 1° gennaio 1939.
In seguito all’invasione delle truppe tedesche, i coniugi Luzzatto vennero arrestati e detenuti presso la famigerata Risiera di San Sabba a Trieste. Di qui furono deportati ad Auschwitz dove vennero uccisi presumibilmente al loro arrivo, il 27 settembre 1944.

Alessandro Allemano

 

Print Friendly, PDF & Email
  1. Il database del sito <yadvashem.org> indica invece come data di nascita il 1873 e (altra scheda) 1874. Si tratta evidentemente di date errate. Le notizie biografiche su Luzzatto sono tratte da A. Zarcone, Salomone Cesare Luzzatto, dal Piave ad Auschwitz, in «Shalom», a. XLVII, n. 4 (aprile 2014), p. 30, e P. Briganti, Il contributo militare degli ebrei italiani alla Grande Guerra 1915-1918, Torino, Zamorani, 2009, pp. 277-278; A. Rovighi ne cita solo il provvedimento di congedo forzato. []
  2. La Brigata Porto Maurizio si comportò eroicamente durante i combattimenti avvenuti a Nervesa dal 19 al 23 giugno 1918, tanto da meritare una medaglia di bronzo al valore militare concessa alla bandiera del 254°. Nei cinque giorni di scontro con le truppe austro-ungariche l’unità perse 19 ufficiali e 329 uomini di truppa. []
  3. Cfr. R. Curci, Tutto è sciolto. L’amore triestino di Giacomo Joyce, Lint, 1996. Leopoldo Popper, ricco commerciante di origine boema, nella sua villa di San Vito ospitò più volte lo scrittore James Joyce che dava lezioni di inglese alle figlie di Leopoldo, Amalia e Lisetta (cfr. anche <www.retecivica.trieste.it/joyce_ita/>). []
This entry was posted in Totalitarismi and tagged , , , . Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.