Wolfgang Zdral – “La famiglia Hitler”

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Su Adolf Hitler credo si sia scritto tutto quello che era umanamente possibile scrivere.
Meno esplorata è invece la galassia dei parenti del dittatore tedesco. Lo stesso Hitler non amò mai parlare dei propri antenati, sottoponendoli anzi a una forma di vera e propria damnatio memoriae, facendone cioè scomparire ogni traccia, anche materiale. Scarsi e assai poco cordiali furono anche i rapporti di Hitler con i suoi parenti collaterali: a una sorella impose addirittura di cambiare cognome. Il libro del giornalista Wolfgang Zdral (Torino, Utet Libreria, 2006, IX-229 pp., non ill.) contribuisce a fare luce sulla famiglia Hitler, usufruendo anche di documenti tratti dagli archivi degli Alleati.
Proponiamo qui il testo dell’introduzione all’opera.


Adolf Hitler mantiene per tutta la vita il segreto attorno alla proprie origini, cancellando molte delle tracce che porterebbero dritte al suo oscuro (non completamente oscuro) passato. Una volta disse: «Non ho alcuna idea della storia della mia famiglia. In quest’ambito sono limitatissimo, ne so meno di tutti». E aggiunge: «Sono un essere completamente afamigliare, un essere cioè predisposto, per così dire, alla non-parentela: insomma senza legami». Le origini famigliari e l’albero genealogico della casata rimangono dunque nascoste dietro la facciata, modellata dalla propaganda, del Führer di una «comunità di popolo », che le ha rimosse. Scrive lo storico Joachim Fest:
«Mascherare e insieme trasfigurare la propria personalità, costituì uno degli scopi fondamentali della sua esistenza. Punte o poche apparizioni storiche hanno saputo abbellire e palliare se stesse con tanta consequenzialità e cocciuta pedanteria, sì da rendere irreperibile la propria fisionomia.»
E ancora: «Di continuo Hitler era attento a cancellare tracce, a rendere irriconoscibili connotati, a obnubilare ulteriormente il già opaco sfondo delle sue origini famigliari ».
La sua, fin dagli inizi, è l’esistenza ignorata, sperduta ai margini della società, è «l’esistenza ignorata di uno che, amareggiato e traboccante di misantropia, sogni un grande destino e non sappia perdonare alla vita di non aver avuto nei suoi confronti alcuna comprensione, negandogli l’onnipossente ruolo dell’eroe.»
«A deprimermi era unicamente l’assoluta indifferenza, cosa di cui all’epoca soprattutto soffrivo», ha scritto Hitler nel Mein Kampf.
A sua volta, lo storico inglese Ian Kershaw critica «le fonti straordinariamente limitate a disposizione per ricostruire la storia della vita del dittatore tedesco».
Thomas Mann, durante il suo esilio, e in particolare nel 1939, si accostò, in un suo saggio, al «fratello Hitler»: «quest’individuo è una catastrofe, il che però non è un buon motivo per non trovarlo interessante come figura e destino […]. Un fratello […] un fratello un po’ sgradevole e ignobile; ci dà sui nervi, è un congiunto piut¬tosto imbarazzante e increscioso.»
Lo scrittore aveva inteso le sue considerazioni in senso traslato, eppure il suo pensiero sollecita immediatamente le inevitabili domande. Com’era in effetti Adolf Hitler, il fratello, in carne e ossa? Come si rapportava con i suoi parenti? E questi, trassero vantaggi dal dittatore salito così in alto? Da quale famiglia poi proveniva Hitler? Quali sono i suoi attuali discendenti, se ce ne sono?
Stranamente tutti questi interrogativi, raccolti attorno al tema centrale, naturalmente, non sono granché trattati nelle facoltà umanistiche. La famiglia Hitler, in tutta la sua ramificata molteplicità, e poi in particolare fratelli e sorelle, e le loro differenti vite, sono ancora oggi una pagina, insomma una storia, quasi tutta da scrivere.
Una lacuna che il presente libro si propone di colmare. Tanto più che i parenti di Adolf costituiscono il mezzo, la via mediana privilegiata per delinearne l’immagine finora nascosta, davvero inedita. Anche perché propongono una prospettiva di analisi insolita e non ancora frequentata, ma in grado proprio per questo di far luce sul “fenomeno” Hitler.
I risultati più recenti ma già consolidati della ricerca storica sono il punto di partenza imprescindibile del mio saggio. Testi e documenti non ancora pubblicati, forniti dagli Archivi dell’FBI e dei Servizi Segreti americani, da raccolte private, da Archivi austriaci e tedeschi, sono il punto di riferimento su cui si allarga poi tutto l’ambito della ricostruzione biografica.
I parenti – dicevo – forniscono un’immagine inedita del dittatore. Perché illuminano il fenomeno del grande criminale del secolo, da un’angolazione insolita e “umana”, ampliando così i limiti della nostra percezione e classificazione (finora parziale e incompleta) dello Hitler privato.
Gli sconnessi rapporti famigliari, le origine enigmatiche, avvolte dall’ombra del dubbio, la relazione patologica con la madre, e poi ancora i destini incrociati dei molti personaggi, la vicenda del fratello Alois, bigamo, il nipote di Adolf e i suoi ricatti, l’arruolamento di William Patrick nell’esercito americano, e via di seguito, sono i temi vari e intrecciati del mio libro. E poi ancora la vicenda della sorella Paula, relegata sullo sfondo per un’intera vita, che, dopo la guerra e la fine di Adolf, continuerà a vivere nascosta, in stato di sofferenza e di amara miseria. Una sorella che comunque crederà sempre nel valore di Adolf e tenterà poi di prenderne l’eredità.
L’ultimo discendente in vita, di nome Adolf, ancora, “naturalmente”, ma anche di cognome Hitler (o quasi), appena storpiato cioè in Hiller, ci propone involontariamente la continuazione della famiglia.
Hitler e la nipote Geli (Angela, e figlia di Angela), la loro relazione tinta di eros, i nipoti che, senza presagirlo, caddero poi nelle mai dei nemici, specialmente russi, e morirono in carcere, arricchiscono il quadro della ricerca.
E per finire, la lite dei parenti in vita, insomma degli eredi, attorno all’eredità dello scomodo (ma anche comodo, a questo fine) Hitler, un’eredità ancora contesa, già oggetto, tra l’altro, delle ricerche accurate, e apportatrici di nuove scoperte, dello storico Werner Maser, è qui riesaminata nell’ultimo capitolo.

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